La ricchezza della letteratura triestina è legata alla sua storia, ai cambi di nazionalità e alla sua natura di porto commerciale: i suoi scrittori sono stati impiegati, commercianti, insegnanti o diplomatici, giunti qui dall’estero o nati in una delle diverse comunità, e hanno dato vita a una letteratura unica, multiculturale e plurilinguistica.


“Hohò TriesteDel sì del da del ja”

Carolus Cergoly


A Trieste capolavori sono stati scritti in tedesco –Theodor Däubler, Rainer Maria Rilke–, in inglese –James Joyce, Richard Francis Burton–, in sloveno –Srečko Kosovel, Vladimir Bartol–, in serbo-croato –Ivo Andrić–, in francese –Stendhal, Paul Morand–, in italiano –Italo Svevo, Umberto Saba, Scipio Slataper, Fulvio Tomizza–, e in dialetto triestino –Virgilio Giotti, Carolus Cergoly. Anche oggi Trieste è la patria, di nascita o di elezione, di autori che scrivono e sono tradotti in molte lingue diverse: Boris Pahor, Claudio Magris, Veit Heinichen, Giorgio Pressburger (recentemente scomparso), Mauro Covacich, Susanna Tamaro, Juan Octavio Prenz, Laila Wadia. Sapreste dire, basandovi soltanto sui loro nomi, in quale lingua scrive ciascuno di essi?